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Quote of the Day – 63

Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

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Mi sembra giusto dedicare la rubrica di questa settimana proprio a questo tema, di cui purtroppo si sente parlare troppo spesso: troppe sono le donne che ogni giorno in tutto il mondo subiscono violenze, di qualsiasi tipo, e molte sono quelle che perdono la vita a causa di un’ossessione, della possessività, di quello che non è amore, ma una malattia.

Oggi vi propongo una citazione tratta da Vicino a te non ho paura di Nicholas Sparks, che in questo libro affronta proprio la storia di una donna, Katie, che viene picchiata dal marito. Katie riesce a scappare e, con molta fatica, riesce a trovare un nuovo equilibrio in cui sembra non voler coinvolgere nessuno: trova una nuova città in cui vivere, un nuovo lavoro, ma la paura e il terrore sono restii ad abbandonarla. Infatti, lasciarsi il passato alle spalle è molto più difficile che scappare: Kevin, suo marito, potrebbe rintracciarla ovunque.

Il racconto di Katie è in terza persona: parla di lei come se parlasse di una sua amica, ma è davvero agghiacciante.

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Una volta aveva un’amica. Il suo matrimonio era un inferno, ma non poteva confidarsi con nessuno. Il marito la picchiava, e all’inizio lei gli diceva che, se non avesse smesso, se ne sarebbe andata. Lui giurava che non sarebbe più successo, e lei gli credeva. Ma le cose continuarono a peggiorare, bastava che la cena fosse fredda, oppure che gli raccontasse d’aver chiacchierato con un vicino mentre portava a spasso il cane. Un giorno le diede uno spintone mandandola a sbattere contro uno specchio…

Lui si scusava sempre, e a volte piangeva addirittura di fronte ai lividi che le lasciava sulle braccia, le gambe e la schiena. Diceva che si odiava per quello che le aveva fatto, per poi affermare subito dopo che lei se l’era meritato, che se fosse stata più prudente, o meno stupida, lui non avrebbe perso la pazienza. Lei cercava di cambiare. Si sforzava di essere una moglie migliore e di fare le cose come lui voleva, ma non era mai abbastanza.

Lei lo amava! All’inizio lui era dolcissimo, la faceva sentire al sicuro. […] Era gentile e la trattava come una principessa, fino a quando non furono in luna di miele.

La mia amica cercò di fuggire un paio di volte. La prima volta tornò di sua volontà, perché non sapeva dove andare. La seconda si illuse di essere finalmente libera. Lui, però, la trovò e la trascinò di nuovo a casa. Poi la picchiò e le puntò una pistola alla testa, dicendole che se ci avesse riprovato l’avrebbe uccisa. Avrebbe ucciso chiunque le fosse caro. E lei gli credette, perché ormai aveva capito che era pazzo. Però era in trappola. Lui non le dava mai denaro, e non le permetteva di uscire da sola. Spesso passava in macchina davanti a casa quando avrebbe dovuto essere al lavoro, tanto per assicurarsi che lei fosse lì. Controllava i numeri sulla memoria del telefono, la chiamava in continuazione e non le lasciava prendere la patente. Una notte si svegliò di colpo e lo trovò in piedi accanto al letto, a fissarla. Aveva bevuto e impugnava la pistola; lei era così spaventata che riuscì solo a supplicarlo di tornare a dormire. Ma dopo quella scena comprese che, se fosse rimasta, alla fine il marito l’avrebbe ammazzata.

Allora cominciò a sottrargli soldi dal portafoglio. Solo uno o due dollari alla volta, altrimenti se ne sarebbe accorto. In genere suo marito lo chiudeva in una cassetta di notte, ma a volte se ne dimenticava. Lei aveva deciso di scappare, da qualche parte dove lui non sarebbe riuscito a rintracciarla… anche se sapeva che non avrebbe mai smesso di cercarla. Non poteva rivolgersi a nessuno, i suoi erano morti e la polizia non avrebbe fatto niente. Se lui avesse avuto anche solo il minimo sospetto, l’avrebbe uccisa. Così metteva da parte i soldi e le monete che trovava tra i cuscini del divano o nelle tasche dei pantaloni prima di infilarli in lavatrice. Li conservava in una busta di plastica nascosta sotto un vaso di fiori, e tutte le volte che lui usciva in cortile, temeva di venire scoperta. Le ci volle molto tempo, perché le serviva una somma sufficiente per andarsene lontano, in un posto sicuro dove avrebbe potuto ricominciare daccapo. 

La storia di Sparks è il racconto di una donna che tocca il fondo e che riesce, con le proprie forze, a voltare pagina. Purtroppo nella vita molte donne non hanno questa possibilità: bisogna denunciare, avere coraggio e denunciare. Un uomo che si comporta in questo modo non prova amore, solo ossessione, desiderio di possesso per una persona che vede come un oggetto di sua proprietà.

STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

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