Recensione – “Le sette sorelle”, Lucinda Riley

Le Sette Sorelle, Lucinda Riley

Trama: 

Bellissima eppure timida e solitaria, Maia è l’unica delle sue sorelle ad abitare ancora con il padre ad Atlantis, lo splendido castello sul lago di Ginevra. Ma proprio mentre si trova a Londra da un’amica, giunge improvvisa la telefonata della governante: Pa’ Salt è morto. Quel padre generoso e carismatico, che le ha adottate da bambine raccogliendole da ogni angolo del mondo e dando a ciascuna il nome di una stella, era un uomo di cui nessuno, nemmeno il suo avvocato e amico di sempre, conosceva il passato. Rientrate precipitosamente nella villa, le sorelle scoprono il singolare testamento: una sfera armillare, i cui anelli recano incise alcune coordinate misteriose. Maia sarà la prima a volerle decifrare e a trovare il coraggio di partire alla ricerca delle sue origini. Un viaggio che la porterà nel cuore pulsante di Rio de Janeiro, dove un vecchio plico di lettere le farà rivivere l’emozionante storia della sua antenata Izabela, di cui ha ereditato l’incantevole bellezza. Con l’aiuto dell’affascinante scrittore Floriano, Maia riporterà alla luce il segreto di un amore sbocciato nella Parigi bohémienne degli anni ’20, inestricabilmente legato alla costruzione della statua del Cristo che torreggia maestosa su Rio. Una vicenda destinata a stravolgere la vita di Maia.

Anno di pubblicazione: 2014 (2015 in Italia)

Genere: Romanzo

Casa editrice: Giunti

Serie: The Seven Sisters #1

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Recensione:

Questa storia mi incuriosiva da un po’, perché la scrittura di Lucinda Riley mi aveva colpita da quando ho letto il suo romanzo Il giardino degli incontri segreti (qui la mia recensione), che mi era piaciuto tantissimo. Per questo motivo, avevo aspettative molto alte riguardo Le Sette Sorelle, l’inizio di una lunga saga, anche perché ne ho sempre sentito parlare bene da chi lo ha letto.

La storia inizia con una inaspettata e terribile notizia che giunge per prima alla maggiore delle sorelle, Maia, che ha il compito di informare le sue sorelle che il loro amato padre adottivo, Pa’ Salt, è morto. L’uomo, però, ha lasciato qualcosa a tutte loro: una sfera armillare sui cui anelli è inciso ognuno dei loro nomi, abbinati a delle coordinate. Nelle lettere che Pa’ Salt lascia alle sue figlie, spiega che le coordinate corrispondono al luogo in cui, da bambine, le ha trovate per poi adottarle. Maia, l’unica delle sorelle a vivere ancora insieme al padre nella tenuta di Atlantis, una bellissima villa sulle rive del lago Ginevra, sarà proprio la prima a partire all’avventura in cerca del suo passato, ritrovandosi nella calda e spumeggiante Rio de Janeiro; grazie a Floriano, il suo amico scrittore per il quale ha tradotto un libro, Maia scoprirà le meraviglie di un paese con cui sente un’affinità innata.

Fin dalle prime pagine Maia è stata una protagonista che mi è piaciuta molto e alla quale mi sono affezionata. Prima di tutto, adoro il suo lavoro di traduttrice e la sua passione per le lingue straniere; in particolare, mi ha sempre affascinata la lingua portoghese, che ho trovato ancora più affascinante dopo questa storia. Maia è una donna molto dolce, tanto disponibile nei confronti degli altri quanto severa e chiusa nei confronti di se stessa; il suo passato è tormentato e ciò non le dà tregua. Floriano, d’altra parte, sembra sempre allegro e pieno di vita, proprio come il paese in cui vive: ma l’apparenza non corrisponde sempre alla verità. Maia e Floriano, infatti, si aiuteranno a vicenda a riscoprire la vita e tutto ciò che di bello può donare.

Oltre a Maia e Floriano, due personaggi che sicuramente mi sono entrati nel cuore, ci sono altri aspetti di questo libro che ho amato profondamente, a partire dall’ambientazione stessa: Rio de Janeiro. Un paese spaccato a metà tra grande ricchezza e estrema povertà, che affonda le sue radici in un passato recente fatto di aromi e melodie, che lo influenzano ancora oggi: il caffè, il mare, il Cristo redentore, la samba, il carnevale, le fazendas, le favelas, e molto altro. Scoprire il passato di Maia è stato interessante non solo per la sua storia personale, ma anche per il periodo storico e culturale in cui viene ambientata, cioè gli anni venti. La storia di Izabela Bonifacio detta Bel, la bisnonna di Maia, si svolge infatti proprio nel periodo in cui venne progettato e costruito il Cristo, oggi simbolo di Rio, da De Silva Costa e Landowski, tra Rio e Parigi: un aspetto del libro che ho trovato davvero meraviglioso. Inoltre, si ha una fotografia ben chiara del periodo storico dell’epoca: mentre Rio, in cui vivevano poche persone molto ricche e tante persone in estrema povertà, aveva una mentalità ancora molto chiusa e antica riguardo le donne e il ruolo di queste nel matrimonio e nella società in generale, la Parigi bohemien degli anni 20 proponeva ideali più libertini e trasgressivi, legati agli artisti francesi del periodo, che frequentavano soprattutto il quartiere di Montparnasse. Infatti, anche la Francia di questo periodo risulta estremamente accattivante da riscoprire e leggere. Inoltre, Bel è un altro personaggio al quale mi sono affezionata molto: la sua storia è stata davvero appassionante ed emozionante, anzi, forse è stata la parte del libro che ho preferito più di tutte, grazie alla sua bellissima storia d’amore.

Infine, nonostante il libro sia abbastanza lungo, la lettura è scorrevole e piacevole, in grado di lasciare il lettore sospeso a metà tra un passato e un presente che non rimangono tali, ma si mescolano tra di loro, in un modo in cui solo Lucinda Riley sa descrivere.

Consiglio Le Sette Sorelle a chiunque ami i romanzi storici, le storie d’amore belle e mai dimenticate, Rio de Janeiro e la sua storia. Ma in realtà lo consiglio a tutti!

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