Recensione – “The Treatment”, Suzanne Young

The Treatment, Suzanne Young

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Trama:

Sono passate settimane da quando Sloane è stata dimessa dal Programma, il progetto sperimentale che obbliga gli adolescenti a rischio di depressione alla rimozione dei ricordi, eppure è ancora sotto stretta osservazione. Nonostante abbia dimenticato intere parti del suo passato, il cuore l’ha spinta di nuovo tra le braccia di James, il ragazzo che ha sempre amato. In questo modo, però, ha scoperchiato una scatola che avrebbe dovuto rimanere sigillata, mettendo in pericolo la validità stessa della terapia a cui entrambi sono stati sottoposti. Ma il Programma non può permettersi di fallire e dà il via a una caccia serrata. In fuga dagli stessi uomini che li hanno internati, Sloane e James non possono fare altro che unirsi a un gruppo di ribelli che vuole scardinare l’impalcatura d segreti e bugie su cui si fonda il Programma. Riuscirci, però, è tutt’altro che semplice. Soprattutto perché l’unico indizio a disposizione è la pillola arancione che Michael Realm – il solo amico che Sloane aveva nel Programma – le ha lasciato prima di scomparire nel nulla. L’antidoto in grado di ripristinare i ricordi persi. La Cura su cui tutti vorrebbero mettere le mani.

Anno di pubblicazione: 2014 (2016 in Italia)

Genere: Distopico

Casa editrice: De Agostini

Serie: The Program #2

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Recensione:

ATTENZIONE: la recensione potrebbe contenere spoiler del primo volume, di cui potete trovare la recensione qui.

Grazie ad un’amica speciale, che mi ha regalato questo libro pochi giorni fa, ho potuto leggere il seguito di The Program subito dopo. È stata una full immersion in una storia bellissima e molto particolare, con parecchi spunti di riflessione e dal finale sicuramente non scontato come a un certo punto poteva sembrare e che offre nuove possibilità a questa storia. Ma come sempre, non voglio dirvi di più, lo scoprirete da soli leggendo il libro. Mi ritrovo di nuovo alla fine di una storia bellissima e non posso che essere grata all’autrice per avercela regalata!

La storia in The Treatment riprende dove si era interrotto il primo libro: Sloane, dopo aver perso parte dei suoi ricordi a causa della terapia del Programma, procede con al sua vita, se non fosse che certe cose sono destinate a ripetersi: la sua amicizia con Lacey, il suo amore per James. Sloane ha cercato di lottare per trattenere i suoi ricordi, ma il Programma è stato più forte di lei e non ha avuto scelta: Realm, però, l’unico ragazzo del quale si fidava all’interno della clinica, le ha dato una pillola che, a suo rischio e pericolo, potrebbe ridarle indietro tutto ciò che ha dimenticato: la Cura, che tutti vogliono disperatamente trovare.

Inoltre, i ragazzi sono in fuga sulle tracce dei ribelli, con i quali potrebbero mettere in alto una rivolta per rovesciare il Programma e gli effetti negativi che ha sulla società. Infatti, Sloane e gli altri sono ben consapevoli che l’essere internati e aver perso parti importanti della propria vita li ha rovinati.

Un personaggio che mi è piaciuto molto è stata la ribelle Dallas, una ragazza molto forte, arrogante e sicuramente dai modi bruschi e poco gentili, ma in realtà molto fragile: un’aggiunta che ho davvero apprezzato e che sicuramente ha movimentato la storia. Per quanto riguarda Sloane, è sempre la ragazza determinata del primo libro, anche se a volte un po’ ingenua e sicuramente più spaventata, dopo tutto quello che ha passato. Qui si trova non solo a dover combattere contro il Programma, da cui è ricercatissima e che cerca di metterla a tacere, ma anche contro i suoi sentimenti: da un lato c’è James, che per lei c’è sempre, il ragazzo dolce, simpatico e protettivo di cui è sempre stata innamorata, ma dall’altro c’è Realm, di cui però, dopo il Programma, non riesce a fidarsi completamente. Realm è sempre pieno di segreti, i suoi comportamenti sono contraddittori, e alcune scoperte sul suo conto faranno riflettere Sloane sulla persona che ha davvero davanti. Inutile dire che la mia preferenza è sempre stata per James, senza dubbi.

Anche in questo caso è affascinante il versante psicologico della storia, e ancora una volta il lettore è portato a chiedersi se non sia davvero il Programma a causare l’epidemia di suicidi che sta dilagando in tutto il mondo ad una velocità spaventosa. La depressione è davvero incurabile, se non tramite l’asportazione dei ricordi o, addirittura, il ricorso ad un intervento di lobotomia, anche se queste tecniche cambiano completamente le persone? Davvero le terapie tradizionali non hanno più effetto? Il terrore causato tra i ragazzi dal Programma non è di per sé un motivo scatenante? Le domande sono molte e valide, e il lettore non può che venire coinvolto in queste riflessioni.

Rinnovo il consiglio agli amanti del genere distopico e agli amanti della psicologia.

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